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Omaggio al grande medico, nato a Monteleone nel 1538 al quale è intitolato il P.O. di Vibo Valentia

Un medico calabrese del ‘500 *

(Giulio Iasolino nella monografia di Paolo Buchner)

 

   Giulio Iasolino, è questa la grafia risultante dalla firma che questo celebre e pur dimenticato medico calabrese del `500 appose in calce al protocollo di beatificazione di S. Andrea di Avellino.   Paolo Bucner

 

   Del nome esistono tante varianti (Iasolinus, Giasolino, Iazzolino, Iazzolini, Iazzolinus, Azzolinus, Azzolino, Azolino, Asolinus e Iyezolino) scrupolosamente registrate dall'emerito professore e scienziato di fama internazionale Paolo Buchner, autore dell'accurata ed unica biografia esistente edita fuori commercio da Rizzoli nel 1958 e riservata al Centro Studi e Ricerche delle Terme radioattive “Regina Isabella” e “Santa Restituta" di Lacco Ameno D'Ischia.1)  Edizione Rizzoli Fuori Commercio-1958

   Preceduta dalla pubblicazione parziale in varie puntate - 1949, 1950 e 1952 - nell'Archivio storico per la Calabria e Lucania, (Anno XIX, XX, XXII ),quest'opera- a quanto ci risulta- è rimasta del tutto sconosciuta ai cultori di storia patria calabrese. 2)

Paolo Buchner

Copertina dell'ediz.fuori commercio del 1958

    Il Buchner supera la difficoltà dell'esiguità delle fonti attraverso una lettura attenta delle pubblicazioni dello Iasolino, nonché delle dediche, lettere accompagnatorie e prefazioni in esse contenute.

   Molto utile gli fu la lettura di un primo abbozzo manoscritto dell'opera De' rimedi naturali che sono nell'Isola di Phithecusa, hoggi detta Ischia, messagli a disposizione dal Marchese Taccone di Sitizano.

  Altre fonti utilizzate dall'autore sono: il carteggio tra Marco Aurelio Severino, successore alla Cattedra di Patologia di Napoli, e Georg Volkamer, medico di Norimberga; una breve biografia inedita del Chiocchiarelli; gli Atti del processo di beatificazione di S.Andrea di Avellino; le pubblicazioni del Severino; le ristampe tedesche delle opere di anatomia del Nostro, nonché i due epitaffi destinati alla tomba dello Iasolino contenuti nelle Iscriptiones di Giovan Battista Orso.

   Una ricostruzione veramente attenta e scrupolosa quella di Buchner, condotta con metodo rigorosamente scientifico, frutto di una lunga e paziente fatica, che solo l'amore per l'isola d'Ischia, dove egli trascorse gli ultimi anni della sua vita, e la simpatia per il medico calabrese, che come lui ne sentì l'incanto quattro secoli prima, può giustificare.

 *****

  Giulio Iasolino (Incisione di P. Troschel:dalla Zootomia Democritaea, Norimberga 1645Giulio Iasolino nacque nel 1538 a Monteleone, l'attuale Vibo Valentia, da un'antica famiglia patrizia, il cui nome nella forma Iyezolino è attestata in un'iscrizione medievale di Monteleone.

  

  I suoi genitori, come egli dichiara nel processo di beatificazione di S.Andrea di Avellino, sono Mario Iasolino e Lucrezia Calfuna.

  Ebbe almeno due fratelli, di uno dei quali - Vespasiano - si sa che era nato il 1549 o il 1550; che trascorse gli anni della giovinezza tra la città natale e Napoli; che studiò nel collegio dei Gesuiti e che, conseguita la laurea in giurisprudenza, si stabilì a Napoli come giureconsulto, facendosi amare da tutti per la sua generosità. Alla sua morte, avvenuta l'8 marzo 1620 o forse il 14 marzo, lasciò l'intero patrimonio di 21.800 ducati, quale fondo per il Collegio dei Gesuiti da fondarsi nella sua città natale.

Di un secondo fratello di Giulio, non più in vita alla morte di Vespasiano, ma che aveva lasciato tre figli, si ha una testimonianza indiretta nella contestazione che essi fecero al testamento dello zio, riuscendo poi ad ottenere, con un concordato, un terzo dell'eredità.

Giulio Iasolino (incisione di P.Troschet , dalla Zootomia Democritaea Norimberga 1645   

Ritornando a Giulio, sembra che egli si fosse applicato agli studi ancora molto giovane, manifestando inizialmente interesse per le lettere ed in un secondo momento per le scienze naturali e la medicina. Molto probabilmente, egli iniziò all'età di 18 anni i primi studi di medicina, a Messina, trasferendosi successivamente a Napoli,dove seguì le lezioni del siciliano Filippo Ingrassia, professore di anatomia e medicina pratica.

   Nel 1563, o forse qualche anno più tardi, ancora giovanissimo, Iasolino succedette alla cattedra del suo maestro, rimasta vacante dal 1556, anno in cui l'Ingrassia lasciò la cattedra. 3)

   Molto lento nel pubblicare, come spesso gli veniva rimproverato dallo stesso Ingrassia, egli diede alle stampe tre scritti , oggi estremamente rari, editi a Napoli presso Orazio Silvano.

   Il primo di essi:Iulii Iasolini Hipponiatae Medici - Questiones Anatomicae et Osteologia Parva Cuncta in hoc Libello, Neapoli Apud Horatiun Silvanum 1573, consta di 156 fogli numerati. Vi si trovano una dedica dell'opera a Marco Antonio Colonna (1534-1587), seguita da due lettere, l'una di Giov. Bernardino Colonna, l'altra dell'archita Giov. Antonio Pisano. Vi sono esposte due Questiones di cui, la prima riguarda la distinzione dei concetti “pinguedo” ed “adeps”;la seconda “De cordis adipe” tratta del grasso intorno al cuore che sarebbe di una specie molto difficile a fondersi, dovendo resistere all' elevata temperatura del cuore, che è la sorgente del calore del corpo umano. La localizzazione di questo particolare grasso intorno al cuore, sarebbe da ricercare nel bisogno di energia da parte del muscolo cardiaco.

   L'ultima parte del volumetto è costituita dalla Osteologia parva . Scritta per l'insegnamento universitario, riassume in sei comode tavole i concetti dell'Ingrassia, del Vesalio e di altri anatomisti. Seguono una spiegazione dei termini greci e una breve trattazione sul numero complessivo delle ossa umane, elencate in una settima e più lunga tebella.

   La seconda pubblicazione:Iulii Iasolini Hipponiatae Philosophi ac Medici - De acqua in pericardio quaestio tertia. Adiecimus huic tractatum sive questionem de poris colidochis, et vesica fellea pro Gal. Adversos neotericos anatomicos: in qua plura a nobis nuper observata extant. Nova methodus medendi carunculas in vesicae ductu oborta de veterum mente elucescit, Neapoli, Apud Horatium Salvanium 1575, consiste di soli 21 fogli non numerati. Sul retro del frontespizio si trova un epigramma di G.B. Arcucci.

   Dedicato all'Ingrassia, il libretto tratta esclusivamente del liquido che riempie il pericardio e la cavità toracica, tralasciando tutti gli altri argomenti enunciati nel titolo.

   Egli ritiene, sulla scia di Ippocrate, Platone e Galeno che esso si formi per l'accumulo di piccole quantità di liquido, scivolate nei polmoni attraverso la trachea nell'atto di bere, ma non può spiegare per quali vie il liquido giungerebbe nel pericardio.

   Gli argomenti tralasciati in quest'opera vengono ripresi un anno dopo in una pubblicazione separata che reca nuovamente il titolo: De poris coledochis, et vesica fellea pro Gal. Adversus neotericos anatomicos. Plura noviter observantur, quae in seguenti pagina ostenduntur, Neapoli 1577.

   In questo scritto di 94 pagine numerate, che risulta il più importante dei suoi lavori anatomici, Iasolino confuta le teorie di Falloppio e di Vesalio circa la posizione della cistifellea, illustrando con un disegno le divergenze di opinioni esistenti tra costoro e lui. Secondo lui il vertice della cistifellea sarebbe volto sempre verso l'alto ed il canale di secrezione condurrebbe verso il duodeno non in direzione orizzontale, ma obliqua. Il liquido biliare sarebbe condotto verso la vescica da sottilissimi vasi, e la sua secrezione dipenderebbe non dalla pressione del fegato - come sosteneva Falloppio- bensì dalle contrazioni di una muscolatura propria. Il liquido giallastro trasparente, originario dal fegato, invece scorrerebbe verso il duodeno attraverso un canale speciale, che al suo termine accoglierebbe il dotto biliare. Il lavoro, in cui il giusto si mescola al falso, si conclude con osservazioni ed ipotesi sul ritmo ed importanza dell'organo. Frontrspizio della prima edizione del De rimedi       

Frontrspizio della prima edizione del De rimedi

   L'opera, però, per la quale viene ricordato e che suscitò l'interesse del Buchner è: De' rimedi naturali che sono nell'Isola di Phithecusa, hoggi detta Ischia in due volumi, in cui vengono descritte le proprietà terapeutiche delle acque termali dell'isola di Ischia. Fu pubblicata nel 1588 a Napoli da Giuseppe Cacchi, dopo ben quattordici anni di lavoro assiduo. In verità, già nel 1582, Iasolino aveva  completato un manoscritto in latino sull'isola e le sue sorgenti, ma le sue nobili pazienti lo indussero a pubblicarlo in lingua italiana, per cui passarono altri sei anni prima che l'opera vedesse la luce, dopo essere stata purgata dalle questioni estremamente tecniche ed integrata con nuovi capitoli riguardanti la descrizione topografica dell'isola e  con questioni di carattere generale.

   Ad insistere per la pubblicazione in lingua italiana era stata soprattutto donna Geronima Colonna, diventata duchessa di Monteleone per il suo matrimonio col Pignatelli, che Iasolino aveva curato per un'ulcera aperta al basso ventre con l'acqua del Gurgitello, dopo che ben sei medici napoletani erano falliti. Anche Antonia d'Avalos, principessa di Sulmona, altra paziente del medico calabrese, era tra coloro che alla fine riuscirono a convincerlo a pubblicare l'opera in volgare.

   Con la pubblicazione di quest'opera, la fama del Nostro crebbe a tal punto che poeti e scrittori lo elogiarono con versi altisonanti ed arditi paragoni. Valgono per tutti i versi di un certo Giulio Cesare Siculo:

                                                                   Ecco secol felice un nuovo lume,

                                                                   non minor del maggior che in ciel risplende,

                                                                   ti dono, insin ch'a me faccia ritorno.

 

                                                                   Giulio è costui, ch'altri segreti intende

                                                                   Di Natura, onde a morte ha fatto scorno,

                                                                   disse di Numi il più supremo Nume.

 

   Iasolino fu sicuramente uno dei membri più eminenti del mondo medico napoletano, poiché risulta essere stato chiamato, insieme a Pietro Vecchione -lettore della teorica della medicina ordinaria ed in seguito protomedico del regno- quale perito medico per stabilire la sanità mentale di Tommaso Campanella, rinchiuso in carcere per la congiura contro gli spagnoli in Calabria. Egli visitò il frate ribelle ed espresse un parere conforme al Vecchioni che lo aveva visitato due settimane prima: si trattava di simulazione.

   Il Capialbi scrive che egli intrattenne corrispondenza con moltissimi letterati e scienziati senza fornirne documentazioine, come del resto fa per altre sue affermazioni.4) E' certo però che il medico calabrese incontrò nel 1608, a Napoli, Giovanni Faber (1574-1629),botanico nativo di Bamberga, che era insegnante alla Sapienza di Roma e membro fondatore dell'Accademia dei Lincei. Ciò risulta da una copia del Dei rimedi, conservata nella Biblioteca Vaticana, su cui risulta l'annotazione dell'anno della donazione, appostavi dallo stesso Faber.5)

       Oltre ad essere medico di fiducia delle famiglie nobili di Napoli, Jasolino era medico di una serie di conventi quali per es. quello delle monache Agostiniane di Sant'Andrea delle Dame, fondato nel 1579, e quello dei Chierici Regolari di San Paolo Maggiore. In quest'ultimo convento ebbe come paziente Fra Andrea Avellino, al cui processo di canonizzazione, nel 1614, egli testimoniò sotto giuramento di avere visitato, qualche giorno dopo la morte, il cadavere del frate, meravigliandosi che esso non presentasse segni del rigor mortis e che dai piccoli tagli praticati nelle parti cartilaginee fuoriusciva copiosamente il sangue; aggiunse che la stessa cosa avvenne anche il giorno seguente, quando visitò la salma in presenza di un altro medico, il dottor Giovanni Giacomo Carbonella.

   Essendogli stato chiesto come queste sue constatazioni collimassero con le sue esperienze in materia, rispose di non aver incontrato nulla di simile nella sua lunga attività e nelle numerose dissezioni di cadaveri compiute; si trattava di un fatto soprannaturale, anche perché il freddo di quei giorni avrebbe senz'altro dovuto fare coagulare il sangue di un cadavere di quattro giorni.

   L'8 agosto 1617, Iasolino si fece ascoltare nuovamente per testimoniare la guarigione miracolosa di un suo paziente: Fra Pompilio del Tufo, Cavaliere di Malta. Affetto di glaucoma, il cavaliere guarì improvvisamente dopo che gli fu poggiata sull'occhio una reliquia di fra Andrea Avellino, che già era venerato come un santo.

   Uomo profondamente religioso e caritatevole, Giulio Iasolino trascorse la sua vecchiaia attorniato dai suoi discepoli, fra cui Marco Aurelio Severino, che diventerà suo successore e moderato critico delle teorie anatomiche del Maestro.6)

   Giulio Iasolino morì all'età di 84 anni, nel 1622.

  Le sue opere di anatomia non resistettero al tempo ed alle critiche, iniziate, seppur in modo equilibrato e rispettoso, dal Severino. Al contrario il De' rimedi incontrò molta fortuna anche dopo la morte dell'autore.

   Nel '700 riecheggia ancora la fama dello Iasolino, tanto che, col nome di Podalirius, fa da maestro e guida ad un giovinetto desideroso di apprendere i segreti delle acque termali, in una sorta di poema didascalico di circa ottomila versi, pubblicato a Napoli nel 1726, col titolo Inarime, seu de balneis Pithecusarum libri VI . L'autore, Camillo Eucherio Quinzi S.I. indica in numerose note i rispettivi passi dello Iasolino e nella prefazione confessa che senza di lui non avrebbe mai potuto dare forma poetica  ad una materia così arida. Inoltre, nel 1751 e nel 1763, il De' Rimedi vedeva ancora nuove edizioni, malgrado il progresso raggiunto dalla scienza.

   Nell'opera di Gian  Andrea D'Aloisio, dal titolo L'infermo istruito nel vero salutevole uso de' rimedi minerali dell'Isola d'Ischia, pubblicata nel 1757,  aggiornata con le conoscenze del tempo,  l'autore indica il medico calabrese  come il saggio autore e anche come  il peritissimo Giasolini, mostrando  dovunque una stretta dipendenza dal Nostro.

  Un altro autore  Maria Verlicchi di Roma, che entrò in stretti rapporti col D'Aloisio,  in una delle cinque Lettere critiche erudite, che sono il suo contributo al libro dell' amico, critica, quasi fino a ridicolizzare, alcune conclusioni dello Iasolino.

  Invece Nicola Andria, autore del Trattato delle acque minerali (1783) giustifica gli errori del Nostro, attribuendoli all'arretratezza dei tempi in cui Iasolino operò. Le stesse gistificazini troviamo anche nel Viaggio medico ad Ischia, a Pozzuoli...(Napoli 1822) di Giovanni Nicola del Giudice, professore di Chimica all' Università di Napoli.

  Nella prima metà dell'ottocento, I. E. Chevallery de Rivaz, in un'opera  intitolata Description des eaux minéro-termales et des études de l'Ile d'Ischia, pur trattando la stessa materia dello Iasolino e del D'Aloisio e citando altresì i versi di de Quinzi non cita mai i suoi predecessori ed il Buchner si chiede ironicamente se l'autore non  avesse per caso paura di offuscare il valore del suo libro.

  Sulla fine dell'800 è Giulio Iervis 7)  ad indicare lo Iasolino  con le espressioni il grande idrologo d'Ischia ed  il celebre medico  ed ancora Vincenzo Morgera, che scrive alle soglie del secolo XX, afferma varie volte la concordanza col suo collega del '500. 8)


 

l)   Paolo Buchner, nacque a Norimberga, in Germania nel 1886. Dopo una brillantissima carriera  di  professore di zoologia e biologia in varie università tedesche,  lasciò la sua ultima cattedra a Lipsia e si ritirò, nel 1943, ad Ischia. Qui  visse fino alla morte, che lo colse all'età di 92 anni, dedicandosi,  oltre che ai suoi studi di biologia, anche allo studio della storia, della geologia, dell'archeologia, della vita e del costume dell'isola.

2) Di recente è stata fatta una ristampa dell'opera a cura di imagAenaria.

3) L'Ingrassia lasciò la cattedra nel 1556 per ritornare in Sicilia. Stabilitosi a Palermo, ricevette nel 1561 la carica di Protomedico generale di Sicilia e più tardi fu eletto primario medico consultore della deputazione generale di salute pubblica, carica tenuta fino al 1580, anno della sua morte.

4)Vito Capialbi, Giulio Iasolino, in Biografia degli Uomini illustri del Regno di Napoli, tom.VIII, Napoli 1822.

5)Neapoli dono accepi ab ipso auctore 15 Aprilis A.1608 Johannes Faber S.D.N. simplicista.

6) Aspro critico delle tesi anatomiche del Iasolino, fu il francese Jean Riolan, il quale, a proposito del trattato sul grasso del cuore , sul liquido del pericardio e sulle giunture delle ossa, usa espressioni come "rude ed impolitum ingenium ", mediocriter in rebus anatomicis versatum"; mentre il trattato sui dotti biliari , benchè scritto rudi stylo, presenterebbe conclusioni interessenti.

7) Guida alle acque minerali d'Italia, provincie meridionali-Torino 1876.

8)Le terme dell'Isola d'Ischia prima e dopo gli ultimi terremoti distruttivi-Napoli 1890.

da: Aristide Caruso 21 gennaio 2006

 

* Pubblicato sul quindicinale Reportage, Anno 46° N. 13/14  luglio 2007 e N. 15 - 16 agosto 2007.

 

 

In Google Books:     De' rimedi naturali che sono nell'Isola di Phithecusa, hoggi detta Ischia,

 

 

Vibo Valentia ,        le mura greche

 

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